GRUPPO 10 - LEVRIERI
Levriero Afgano
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Il Levriero Afgano, tra storia e leggenda
Nonostante l’aspetto estremamente elegante ed aggraziato, il Levriero Afghano conserva intatte molte qualità primordiali proprie della sua razza che lo rendono caparbio, intelligente, astuto nonché coraggioso e temerario quando può dare libero sfogo alla sua passione per la caccia, pur non impedendogli di essere un ottimo cane con cui passare piacevoli momenti.
Le Origini
Il Levriero Afghano appartiene ad una delle più antiche razze canine. Alcuni ritengono che esisteva già 8000 anni fa, altri che fu conosciuto da Noè all’epoca del diluvio e quindi salvato da questi sulla sua Arca.
E’ chiaro che non vi possono essere documentazioni che avvalorino questa ipotesi; resta comunque la coincidenza dei luoghi, che sono gli stessi, sia per ciò che riguarda la presenza dei levrieri afghani sia per la ubicazione dell’imbarcazione descritta nella Bibbia.
Ma, al di là della leggenda, è senz’altro certo che si tratti di una delle più antiche razze del mondo. Infatti levrieri a pelo lungo aventi una straordinaria somiglianza con l’Afghano, sono segnalati su alcuni papiri egiziani di 3000 anni a.c.; ed anche disegnati sulle pareti interne di alcune piramidi nella Valle dei Re.
Un altro elemento che sembra confermare l’antichità delle origini di questa razza sono i graffiti rinvenuti nelle grotte di Balkh, nel nord-ovest dell’Afghanistan, graffiti raffiguranti cani molto simili al levriero afghano.
Un ulteriore elemento, però controverso, è che il levriero afghano è il solo cane nominato nel Nuovo Testamento.
Uno storico afferma addirittura che esso ha una struttura simile ad alcuni animali che apparvero sulla terra 100.000 anni fa.
Contrariamente a ciò che il suo nome sembra indicare il levriero afghano non è originario solamente dell’Afghanistan ; infatti sue tracce si trovano in Russia, in India, in Cina, in Persia ed in Arabia.
Gli stessi musulmani, che considerano i cani esseri impuri, hanno sempre ammirato e rispettato l’Afghano che accompagnava capi e cacciatori indigeni, i quali apprezzavano altamente le sue qualità e lo allevavano con cura gelosa.
Il primo sovrano che dette particolare importanza all’Afghano fu il sultano Mahamoud Ghazhawe, un grande guerriero, sempre accompagnato, nelle sue battaglie, da una muta di levrieri. Fu d'altronde lui che, al ritorno da una battaglia in India, decise di creare una città tra Ghazni e Kandahar, che chiamò Tazi, essendo questo il nome più frequentemente usato per indicare il levriero afghano.
L'appartenenza
Il tazi o tasi ( termine che in iranico potrebbe significare “velocità e assalto”) fa parte del gruppo dei levrieri orientali, così come il Saluki o levriero persiano, lo Sloughi o levriero arabo, il Borzoi o levriero russo.
Chiamato anche levriero di Kabul, Balkh, cane della valle di Kurran, Barakzai (dal nome della potente famiglia che nel XVIII secolo ne iniziò l’allevamento), l’Afghano nel suo paese d'origine esiste in tre varietà: a pelo raso (tajan dei Kirghisi russi), a pelo frangiato (tipo saluki), a pelo lungo e folto (il vero cane afghano delle montagne).
Le notizie documentate a noi pervenute, tuttavia, ne descrivono due tipi fondamentali: quello del deserto e quello della montagna.
Gli esemplari del primo tipo si trovano in prossimità del confine con l’Iran, sono alti di statura e mostrano chiaramente la loro parentela con il levriero persiano le cui caratteristiche predominano, sono velocissimi ed hanno un mantello non molto folto.
Il tipo della montagna, pur mantenendo caratteristiche similari, risulta più corto, con tronco molto raccolto, con un mantello piuttosto folto e lanoso e, oltre ad essere un abile cacciatore, mostra talvolta il suo istinto di guardiano per le greggi: segno evidente che nelle sue vene si ritrova abbondante sangue di pastore.
Dotato di pochissimo fiuto, l’Afghano è cacciatore a vista per eccellenza. In montagna la preda abituale è la capra selvatica; si dice infatti che, in occasione della festa delle capre, i pastori scendano dalle montagne ornando i cani con ghirlande di fiori.
I levrieri afghani cacciano generalmente in coppia inseguendo vari tipi di erbivori di piccola mole e la gazzella, ma sono ritenuti, per il loro coraggio, capaci di attaccare e perfino uccidere un leopardo.
L'arrivo in Occidente
Un documento importante che testimonia la prima presenza del levriero afghano in Occidente è costituito da un’illustrazione del 1813, attribuita a Gerald Massey, riportante il Menah di Jajurh con un cane dalle caratteristiche di un levriero afghano.
L’esportazione di questa razza fu a lungo proibita, ma il Maggiore MacKenzie riuscì a portare in Inghilterra una stupenda coppia, Moore e Shahzada, alcuni affermano nel 1887, altri nel 1894 (questi due esemplari non hanno lasciato figli e dopo la loro morte, avvenuta all’incirca all’inizio del secolo, vennero imbalsamati ed esposti al Museo Britannico a simbolo della loro razza).
Il celebre Zardin
Il primo afghano passato ai posteri fu il celebre Zardin, importato dal Capitano John Barff nel 1907 dalla provincia di Seistan.
Nel 1906 era stato presentato ad un’esposizione in India suscitando l’interesse di tutti: ne fu subito pubblicata un’accurata descrizione sull’Indian Kennel Gazette:
“Zardin è un cane di colore chiaro, quasi bianco, con il muso nero. Le mascelle hanno un aspetto piuttosto imponente ed ha una dentatura con chiusura a tenaglia. La sua testa ricorda quella di un Deerhound, ma con un cranio ovale e prominente nella parte terminale (occipite) sormontato da un ciuffo. Le orecchie abbastanza grandi, ben ricoperte di peli, piuttosto che essere attaccate sulla parte alta della testa, scendono sui lati. Ha un occhio malinconico, scuro, dallo sguardo penetrante e leggermente obliquo. Ha un collo lungo, forte, asciutto, correttamente arcuato che scende in una gradevole curva verso la spalla che è lunga, eretta e che termina ben inclinata; la sua linea dorsale è forte ed i fianchi potenti e leggermente arcuati. Il dorso, così come la sua classe di levriero impone, scende verso la coda che è inserita piuttosto in basso e quasi completamente priva di peli e di solito portata in basso. Ha buon torace e la linea inferiore sotto il rene ben inclinata; l’anteriore è forte, diritto e coperto di frange, con una notevole lunghezza fra il gomito e l’anca. I piedi anteriori sono lunghi, abbastanza ampi e ricoperti di lunghe frange. Non troppo stretto alla punta del torace che è profonda e con una buona circonferenza. Il posteriore è molto forte, ricco di tanti muscoli, con una notevole lunghezza tra l’anca e il garretto che è basso e forte. E’ ben angolato e tronco. I piedi posteriori non sono lunghi come quelli anteriori ma sono abbastanza larghi e ben protetti dai peli. Il posteriore, fianchi compresi, e l’anteriore sono ben coperti da peli protettivi, setosi e forti, mostrando un certo sottopelo. Il mantello sul dorso è più corto”.
Zardin inoltre fu immortalato dal pittore F.T. Daws nel 1909 e lo studio di questo quadro mostra un cane particolarmente elegante: testa fine e sormontata da un toupet importante, corpo compatto con un dorso molto piatto con sella appariscente, mantello abbondante, la coda con un anello alla sua estremità.
L’insieme di questi elementi di studio sulle caratteristiche di Zardin permise di stilare un primo standard nel 1912 che, successivamente modificato in alcuni punti, ha originato quello attuale.
Appena uscito dalla quarantena, Zardin provocò, alla sua prima comparsa su un ring di esposizione – Crystal Palace di Londra, ottobre 1907 - una grande sensazione di ammirato stupore.
E non fu mai più battuto in seguito!
Nuove importazioni
Dopo la Prima Guerra Mondiale di Zardin e della sua eventuale discendenza (accoppiamenti con alcune femmine importate dalla Valle dell’Helmand) si persero le tracce; le importazioni ripresero con incremento notevole e la presenza nelle esposizioni , che a loro volta aumentavano dopo i disagi della guerra, andò via via affermandosi permettendo di poter ammirare i due tipi di afghani differenti.
Da una parte, nel 1921, il Maggiore G.Bell Murray e consorte importarono con la signorina J.Manson 12 soggetti molto tipici, dall’aspetto nobile, dal carattere generalmente timido e diffidente, piuttosto leggeri e alti, con un mantello molto corto e gli arti sguarniti di pelo, che diedero nome a quello che in seguito si chiamò Afghano “ Bell Murray” o tipo del deserto.
D'altra parte, nel 1925, un altro allevamento, che fece molto parlar di sé, si stabilì in Inghilterra: quello della signora Amps, che prese per affisso il nome “Ghazni”. Fu proprio da Ghazni, la zona nord-orientale montagnosa dell’Afghanistan, che il Maggiore Amps importò un gruppo di soggetti, alcuni dei quali provenienti dai Reali Canili del Re Amanullah.
Fra questi emerse il celebre “Sirdar of Ghazni”, cane che diede la sua impronta alla razza, orientandola verso il tipo che conosciamo ai giorni nostri. Infatti Sirdar era un cane fulvo dorato , perfettamente proporzionato, compatto e solido, più angolato, di taglia leggermente più piccola e con un ricco mantello su tutto il corpo tranne che sulla sella, di carattere generalmente più socievole, anche se talvolta diffidente. Esso lasciò una numerosa discendenza dalla quale è derivata la maggior parte degli afghani che hanno poi dato origine a quelli attuali.
Successivamente avvennero altre importazioni e la razza aumentò velocemente di popolarità.
La comparsa in America
Negli anni ’30 il levriero afghano apparve per la prima volta in America e sembra che ad importarlo dall’Inghilterra fu il comico Zeppo Marx, uno dei famosi fratelli. Per l’esattezza importò una bellissima coppia e fu considerato il pioniere della razza negli U.S.A., dove all’inizio simpaticamente il levriero afghano fu anche chiamato “cane cowboy” per il lungo pelo frangiato che aveva sugli arti.
Nel nostro Paese
In Italia, a parte alcuni soggetti importati fra gli anni Quaranta e Cinquanta di cui non sono rimaste tracce, fu la Sig.ra Rosemma Aymaretti Barosso con il marito Lorenzo a fondare le basi, nel 1955, del primo allevamento italiano con affisso riconosciuto dall’Ente Nazionale Cinofilia Italiana nel 1956 ( allevamento “Del Gran Pamir”, tuttora esistente). I coniugi torinesi importarono, grazie a vie diplomatiche, un maschio di nome Zagar dai Reali Canili di Kabul ed una femmina proveniente invece dalla Germania, figlia di famosi campioni, la quale aveva nella propria linea di sangue collegamenti con le prime correnti europee ed americane.
In seguito nacquero altri allevamenti fra i quali molti di buonissimo livello come Del Golfo Paradiso, Di Sedrano, Del Mondragon, Fon Ghirghenof, Del Settebello, Dei Settelaghi, allevamenti oggi non più esistenti.
Negli anni Sessanta fu la dominanza delle origini tedesche a creare la base dei primi affissi con la produzione di diversi campioni mentre negli anni Settanta si rivelarono riproduttori significativi cani di linea di sangue inglese e scandinava. Anche alcuni soggetti di corrente americana aprirono la strada alle nuove presenze degli Afghani d'oltreoceano.
Negli anni Ottanta la predominanza di linee scandinave, tipiche ed omogenee, era decisiva.
Attualmente la razza è tutelata dall’Associazione Italiana Amatori Levrieri Afghani (A.I.A.L.A.) e gli allevatori, dopo lunghi anni di lotte per inserire la razza nella rosa delle razze “ d' èlite” e incontrando non poche difficoltà per la diffusione della conoscenza fra il grande pubblico, possono ora avvalersi di mezzi di contatto e di collaborazione più stretti e grazie a scelte di correnti di sangue, europee ed americane ai vertici dell’avanguardia, in Italia possiamo vantarci di aver raggiunto risultati di sicuro prestigio.
Betty Capriglione
Allevatore
All.to Oplontis
Bibliografia:
The Afghan Hound – C Harrison
Rivista Francese Le Chien 1980
Enciclopedia del Cane – F. Fiorone
Il Levriero Afgano – C. Aymaretti Ed. De Vecchi
I Levrieri – P. Renai della Rena Ed. Olimpia




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